Lanzarote, la top 10 da non perdere
Lanzarote, la top 10 da non perdere
Lanzarote, la top 10 da non perdere
Lanzarote, la top 10 da non perdere
Lanzarote, la top 10 da non perdere

Eravamo già stati a Lanzarote tre anni fa,  e fu un colpo di fulmine.
Difficile non ripetere le tappe di un viaggio precedente su un’isola piccola come questa, difficilissimo restare fuori dalle rotte più  turistiche. Cercavamo da questo viaggio una chiave di lettura diversa, più autentica,  che ce ne facesse innamorare ancora una volta, e così è stato.
Si pensa alle Canarie e si immaginano super resort di 20 piani, spiagge nere e clima favorevole…Lanzarote non è così.
Le località turistiche ci sono, così come i ristoranti che offrono l’english breakfast a tutte le ore per soddisfare i molti turisti inglesi o le varie catene di fast food. Però la differenza di sente rispetto ad altre isole più modaiole, anche all’Ikea della capitale servono oltre alle solite polpette, la zuppa di pesce.. che non si è mai vista.. i villaggi e i resort sono contenuti, uno o due piani al massimo, a parte qualche rara eccezione, questo grazie all’architetto che ha avuto “in mano” l’isola per decenni (di cui poi parlerò).
La costa è una delle più variegate che io abbia mai visto.  Dune soffici di sabbia ambrata, del resto il Sahara non è molto distante da lì, lagune caraibiche con fondali bianchissimi e rocce laviche nere attorno, onde maestose e perfette per il surf, baie rossastre con acque calme e smeraldine.
Clima favorevole si, ma forse a dicembre, quando uno si aspetta di svernare, invece a luglio ho trovato una settimana di vento gelido che a fare il bagno, ci voleva la muta, non tanto per l’acqua dell’oceano che non ho trovato per nulla fredda, quanto per l’aria che ti spazzava via.


Lanzarote la top 10 di cose da non perdere

In tanti prima di partire passano su tripadvisor.it per leggere le recensioni delle 10 cose da vedere assolutamente in quel posto. Lo facciamo spesso anche noi, è la nostra base di partenza, poi approfondiamo gli argomenti con la Lonely Planet e dopo aver visitato, scopriamo di avere una nostra personale classifica.
Queste sono le nostre idee, insolite o meno, da fare con due bambini piccoli, di 4 e 6 anni nel nostro caso.

1.Fare surf alla spiaggia di Famara

Famara Beach

SURF BAMBINI

Non guardare gli altri fare surf, ma spedire i propri bambini a fare surf, nell’oceano freddo, con un vento inclemente, senza un raggio di sole, insieme a decine di surfisti adulti.
Io e mio marito,  reduci da un viaggio (da soli) recente in Portogallo a provare a 40 anni il surf, abbiamo probabilmente condizionato i nostri figli. Ci hanno chiesto con entusiasmo di provare.
Luca 4 anni aveva indosso due mute, una portata da casa, corta, e sopra una lunga, a noleggio. Lui è freddoloso. E Andrea 6 anni, non patisce il freddo se si diverte, ha surfato per la prima volta qui. Due ore e mezza, tra risveglio muscolare e corso vero e proprio,  affitto della tavola e mute, 35€ a bambino.
Sembra un azzardo, i bambini del resto sono piccoli e le onde notevoli, ma a luglio ci hanno detto che le onde sono più piccole e frequenti, più adatte ai principianti,  in autunno montano di più.
Per loro è semplice, due prove e saltano sulla tavola come fosse un gioco da ragazzi, io invece ho fatto fatica a imparare a starci in equilibro..
Assolutamente da non perdere. Lanzarote è ricca di spiagge selvagge, ma Famara ha una spiaggia particolare, quasi austera, dai cambi repentini di clima, a volte ci trovi le nuvole talmente basse da sembrare nebbiosa, a volte le nuvole volano veloci nel cielo terso. La costante credo sia il vento, impossibile mangiare in spiaggia, meglio riparati dalle bellissime e soffici dune retrostanti.

Famara

Il borgo di case è genuino, semplice, senza nessun fronzolo, dove trovi  una manciata di bar, negozi di surfisti e qualche servizio, dove le barche si mischiano alle jeep, perché le strade diventano sabbia e dove il pescatore del posto si intrattiene giocando a carte nello stesso bar dove il surfista consuma un pasto prima di cavalcare le prossime onde.


2. Parco Nazionale del Timanfaya

timanfaya

Il Classico dei classici, più di così si muore, ma è impossibile da perdere. Anche se si torna più volte si rimane comunque esterrefatti.
L’eruzione vulcanica  del 1730 che durò più anni, poi ripetuta il secolo successivo,  devastò un quarto dell’isola, cambiando per sempre il suo aspetto,  quello che ne rimane è un deserto di lava di 51 kmq che si protende dal centro dell’isola fino alla costa.
Marte. Sembra di essere su Marte. Puoi fare anche mille foto, ma non riesci a chiudere in un rettangolo così tanto. Sabbia nera, rossa, intatta, lava solidificata che crea forme bizzarre e crateri. Quasi turba l’unica strada che lo attraversa.
Le dimostrazioni degli addetti ai lavori che provano come in pochi secondi la paglia nel sottosuolo prenda fuoco e come inserendo dell’acqua in fori in comunicazione col “centro del vulcano” si formino dei geyser artificiali, sono uno spettacolo divertentissimo per i nostri bimbi. Il biglietto di ingresso al Parco (10€ adulti) prevede un giro in pullman (l’unico modo possibile)  che si inerpica lungo tornanti con strapiombi notevoli, attraverso gallerie di lava alte anche diversi metri, passando per i crateri vulcanici. Fa effetto pensare che l’attività nel sottosuolo sia ancora presente,  così come  mangiare al ristorante El Diablo. Opera dell’architetto Manrique che ha ben integrato nel paesaggio l’edificio,  in cima ad uno dei tanti vulcani. Da non perdere il pollo e sardine cotte su un barbecue naturale. Geotermia applicata. Credo unico al mondo.

timanfaya

deserto Timanfaya

timanfaya dromedari

Anche il giro con i dromedari nel Parco Timanfaya è assolutamente turistico, che i miei figli però non hanno voluto perdere.. Erano felici come non mai e hanno trasmesso la loro gioia a tutta la carovana.
Consiglio chiaramente un fuori stagione, perché la differenza tra aprile e luglio l’abbiamo vista in termini di code..  Se ciò non fosse possibile, meglio presentarsi al mattino all’apertura del parco e all’ora di pranzo o poco dopo, il giro in dromedario, dura mezzoretta e si resiste tranquillamente al sole.


3. Gita di un giorno alla Isla Graciosa

La Graciosa Lanzarotela Graciosa

Spettacolare. Avevo letto diversi articoli su questa isola, ma non me l’aspettavo così.

Noi abbiamo preso il primo traghetto del mattino da Orzola a nord di Lanzarote, alle 8.30 con la Lineas Romero. Abbiamo acquistato i biglietti due giorni prima perché eravamo in zona, al Caleton Blanco , cosi abbiamo usufruito di uno sconto sulla tariffa piena che è di 20€ a/r per adulto,  11€ per bimbi da 2 a 11 anni ed  è compreso il parcheggio ad Orzola. Non occorre specificare il giorno o l’ora, sono biglietti aperti. Nonostante fosse luglio, siamo arrivati per primi sull’ Isla Graciosa, e a parte i locali e i pochissimi turisti che soggiornano nelle case dei pescatori o nel piccolissimo campeggio, non c’era nessuno. La traversata da Orzola  all’unico centro abitato dell’Isla Graciosa, Caleta de Sebo,  dura una mezzoretta. Devo dire che non è stato rilassante il primo tratto, le onde appena fuori dal porto si sono fatte sentire, è l’oceano del resto..  Si saltava parecchio, e un pensierino mi è passato per la testa che forse avevo esagerato a portare i bambini  qui, complice anche il fatto che eravamo da soli sul traghetto, a parte i 3 marinai. I bimbi hanno riso come matti e le onde alte sono finite in fretta appena imboccato il canale. Il ritorno, al pomeriggio era molto più tranquillo.

la Graciosa

Colazione veloce al porto e via alla ricerca di un taxi-jeep. Non c’è altro modo per girarla se non a piedi, in bici o in jeep, ma non a noleggio, solo servizio taxi. Avevamo già girato in bici noi 4 su strade sabbiose e lungo percorsi non troppo brevi per due bambini di 3 e 5 anni, l’anno scorso a Favignana, ma qui francamente le strade sono messe peggio. A piedi ci vuole troppo tempo e avevamo solo una giornata a disposizione.  Questa volta ci siamo fatti portare in jeep. Ci sono due modi per girarla: o il tour di un ora, fa quasi il giro completo, ma non ti porta alla spiaggia de la Cocina, dove l’autista si ferma pochi minuti lungo il percorso per farti fare delle foto. Oppure decidi dove vuoi andare, ti lasciano giù e stabilisci un orario per il rientro, sempre su Caleta de Sebo. Paghi a tratta, a seconda di quanti posti occupi sulla jeep.

La Graciosa Las conchas

Noi abbiamo scelto di vedere le due spiagge principali e volevamo essere i primi ad arrivare a quella più famosa, playa de las Conchas. Dune di sabbia dorata morbida, alle spalle un vulcano dalla terra rossa, oceano verde blu che si infrange a riva con onde talmente fragorose da ipnotizzarti.   Le uniche orme le abbiamo lasciate noi, la sabbia è immacolata, sembra pettinata. Abbiamo corso e rotolato giù dalle dune, fino alla fine della spiaggia, dove ci sono delle rocce nere lucide che paiono finte. Da soli per tutto il tempo, come dei naufraghi alla scoperta di un isola deserta. Un’ora o due sono sufficienti per godersi questo spettacolo, manca completamente l’ombra ed è difficile rinfrescarsi. Le onde sono potenti e quasi nessuno si azzarda a fare il bagno.

La graciosaLa Graciosa

Playa Francesa invece è più alla portata di famiglie, in 10 minuti di jeep ci si arriva, ci sono diverse calette una dietro l’altra, la terza è bellissima, dietro a tutte c’è Playa de la Cocina. L’acqua è cristallina, turchese, scende lentamente e la sabbia finissima. Anche qui manca l’ombra e qualunque tipo di servizio. Pochissima gente, quasi esclusivamente locali, nonostante fosse una domenica di luglio.

La Graciosa Caleta de Sebo

Rientro al porto per un giro veloce in “centro”, che è fatto di una manciata di bar sul porto e due piccoli alimentari, una chiesa e solo vie polverose senza traccia di asfalto o cemento. Il bello di Caleta de Sebo è proprio questo, essere una via di mezzo tra l’Africa e il Messico, dove si respira un aria autentica, fatta di gente del posto, di pescatori e di persone semplici, come le case.

Un caffè sulla spiaggia del paese, affollata al pomeriggio, tra piccole barche e bambini.  Inizia a calare il sole e noi dobbiamo rientrare.


4. Degustare vino a La Geria

La geriaLa Geria

La Geria è un po’ come le nostre Langhe, dolci colline, vigneti.. Peccato che siamo in mezzo all’Oceano Atlantico e sferza un vento non da poco, al posto della terra c’è la lava nera e al posto delle colline ci sono i vulcani.

Il nome della regione al centro dell’isola di Lanzarote, proprio a sud del Parco Nazionale del Timanfaya, è dato dalla geria, una buca a forma di cono, scavato nella ghiaia vulcanica. Al centro viene piantata una vite, protetta dai venti da muretti semicircolari in pietra a secco. Al posto dei classici filari a cui siamo abituati, qui sorprende vedere la geometria che si crea nella vallata e sui dolci pendii dei vulcani. Un paesaggio lunare, ma addomesticato dall’uomo, che ha reso le difficoltà tipiche di quest’isola come siccità, vento e terreno vulcanico, il suo punto di forza. E’ l’umidità trattenuta dai sassolini lavici durante la notte e rilasciata durante il giorno, una delle intuizioni per la coltivazione di queste viti.

Paesaggio unico al mondo, che giustifica come anche questo luogo abbia contribuito a rendere Lanzarote Riserva della Biosfera dall’UNESCO dal 1993.

Sulla strada del vino la LZ 30, si incontrano delle botteghe dove degustare uno o più vini. Noi in entrambi i viaggi ci siamo fermati alla Bodega della Geria e abbiamo sempre trovato chiusa la taverna accanto.

Bellissimo l’interno della cantina, il pavimento è sostituito dai sassolini vulcanici, botti e luci soffuse.

Il vino più famoso è il Malvasia, il 75 per cento dell’intera produzione, buono anche il Moscato. Noi abbiamo preferito il Malvasia Bianco Semidolce. Ci sono anche delle bottiglie di vino biologico, bianco e rosso, particolarissimo.

Visto che durante la degustazione non hanno l’abitudine di servirti qualcosa da mangiare, a parte due noccioline, consiglio di mangiucchiare qualcosa prima.. io dopo 6 bicchieri di vino, a stomaco vuoto, rotolavo….


5. Un opera a caso di Cesar Manrique

  Manrique LanzaroteMirador del RioFondazione Cesar Manriqueopera Cesar Manrique

Si , una a caso, perché è impossibile scegliere la migliore. Manrique ha disseminato l’isola di opere d’arte e architettoniche, era pittore, scultore, architetto, urbanista, paesaggista. Si deve a lui l’autenticità dell’isola che conserva ancora gli edifici a uno o due piani, bianchi, con le imposte blu verdi o marroni. Lo sviluppo urbano selvaggio ha preso piede in altre isole, non qui.
In Lanzarote ha realizzato: il Jameos de Agua, il Mirador del Rio, il  Giardino dei Cactus, la sua casa a Haria, la Fondazione Manrique,  le sculture a vento, il Monumento al Campesino, la porta di Costa Teguise, il residence Los Molinos, il ristorante El Diablo, la scultura el Diablo simbolo del Parco Timanfaya, il Pueblo Marinero, il Castillo de San Josè, i giardini e la piscina di Las Salinas Hotel.
Io sono di parte, faccio l’architetto di lavoro, e ho voluto vedere ogni sua opera. Abbiamo addirittura soggiornato nel residence Los Molinos a Costa Teguise, solo perché volevo vederne i dettagli. Posso solo dire che per me è un esempio di come si possano usare i limiti e i vincoli come spunto creativo, per farne qualcosa di unico. Il vento diventa lo strumento per far muovere le sue sculture; la lava diventa lo sfondo su cui plasmare i suoi muri bianchi, sinuosi, organici; il verde dei cactus e l’azzurro dell’oceano diventano i suoi colori per dipingere. Contrasti fortissimi di luci e colori, senza usarne. Contrasti, ma anche simbiosi totale col paesaggio in ogni suo intervento e poi un pizzico di follia e ironia. Un genio.


6.  Fare un aperitivo a casa di Omar Sharif

Casa Omar Sharif LanzaroteCasa Omar Sharif Lanzarote

Forse è poco conosciuto alla mia generazione, ma Sharif è stato un grande attore, negli anni ’60 ha fatto film come il Dottor Zivago e Lawrence d’Arabia. Questa è stata per un breve periodo di tempo la sua casa, la leggenda narra che l’abbia persa con il gioco d’azzardo.  Concepita da César Manrique, ampliata poi negli anni 90, il Lagomar così si chiama questa casa museo, oggi si sviluppa su 7000mq di giardini, piscine, appartamenti, due bar e un ristorante.

Si trova in cima al paese di Nazaret, dalla strada lo vedi appena perché è scavato dentro alla montagna, poi entri e regna il silenzio e lo stupore. La piscina principale è il fulcro attorno a cui ruota tutto il complesso: il ristorante e i bar vi si affacciano, da qui partono tutte le scalinate, corridoi, altri giardini e terrazzi. Noi abbiamo fatto qui un aperitivo, nel silenzio e relax più totale. Il ristorante aveva un ottimo menu, i prezzi sono un pò più alti della media di Lanzarote,  ma il posto merita davvero.


7. Fare un bagno nell’acqua cristallina nei pressi di Orzola

Orzola Caleton BlancoOrzola Caleton Blanco

Appena fuori dal paese di Orzola, a sud, lungo la LZ1, la sabbia diventa bianca candida, abbagliante, sembra borotalco. Le dune bianche nascondono la roccia lavica intorno. Non a caso si chiama Caleton Blanco. Con l’alta marea si formano delle piscine riparate dove l’acqua cristallina pare quella delle Maldive, tutt’intorno le rocce nere ti ricordano che sei a Lanzarote. Quando l’oceano si ritira lascia posto ai  sassi disseminati qua e là e l’acqua rimane ad altezza ginocchio, almeno per far fare il bagno ai più piccoli. Sembra ci sia più silenzio, anche i turisti se ne vanno, e così si riesce a sentire il rumore delle onde dell’oceano che si infrangono sulle rocce poco più al largo.


8.  Vedere i veri surfisti cavalcare le onde

Lanzarote

Noi li abbiamo visti per caso, andando ad Arrieta, un piccolo borgo di pescatori, a mangiare il pesce. Dietro il Jameos del Agua, magnifica opera di C. Manrique, c’è la Punta Usaje . Il parcheggio per visitare il Jameos gira intorno all’edificio e proprio lì si fermano le auto e i furgoni dei surfisti, padri e figli, gruppi di amici, tutti rigorosamente locali. Si scende per un sentiero tra lava e licheni e si arriva sulla battigia.  Onde giganti cavalcate fino alla riva rocciosa. Il vento è incessante : dall’alto non riesco nemmeno a filmare perché non riesco a stare in piedi.

Mentre i nostri bimbi esausti dalla lunga giornata fanno un pisolino in macchina, rifletto pensando che qui un padre vive cosi:  va al lavoro e quando finisce passa a casa a prendere suo figlio, si  carica sul furgoncino le due tavole da surf,  e va a cavalcare insieme a lui le onde dell’oceano. Bellissimo.


9. Playa Blanca e polpo al Papagayo

Playa Blanca Lanzarote

Ci vuole anche un po’ di sana vita mondana, un po’ di sano turismo, negozietti di suovenir e ristorantini lungo la passeggiata sull’oceano, fronte Fuerteventura. Da Playa Blanca partono i traghetti per l’altra isola canaria, siamo a sud di Lanzarote, il sole sembra più cocente perché il vento è meno presente. La spiaggia oltre il centro è bella, la sabbia è bianca, il mare un po’ profondo ma di un bellissimo azzurro. C’è sia la spiaggia libera che quella attrezzata, attività di ogni tipo. Noi ci siamo fermati solo la mattina, i ristoranti troppo turistici a noi non piacciono.

Playa Papagayo

Volevamo provare il polpo arrosto con le solite patate arrugadas (bollite con la buccia in tanto sale) in un chiringuito in cima alla playa del Papagayo. Turistico anche lì, per carità, ma imperdibile per la posizione e per la qualità del pesce. A luglio l’attesa è lunga, meglio prenotare un tavolo. Per entrare nel parco Monumento Naturale de los Ajachesdel   occorre pagare una tassa, ad auto 3€ , impensabile poter arrivare da Playa Blanca a piedi. E’ la punta più a sud di Lanzarote, selvaggio e desertico. Noi nello scorso viaggio a aprile abbiamo trovato pochissima gente ed era molto vivibile, a luglio chiaramente è diverso.

La spiaggia del Papagayo, con l’alta marea assume dei colori fantastici, la scogliera brulla alle spalle crea un forte contrasto. Nonostante l’affluenza di turisti, nel pomeriggio siamo anche riusciti a fare una partita a calcio in spiaggia, da veri italiani. Del resto sono l’unica donna con tre uomini al seguito..


10.  Fare festa, per caso, insieme ai localiFesta LanzaroteCostume tradizionale lanzarote

Rientrando a casa la sera, dopo una giornata a zonzo, ci siamo imbattuti in un blocco stradale in un paesino dell’entroterra, Tahiche. Mio marito, appassionato di sagre e feste paesane, aveva intuito qualcosa. Nessun turista, NESSUNA persona in giro, solo due poliziotti a cui chiedere. Strano, perché di solito se c’è una festa, si raggruppano macchine nei parcheggi, persone curiose, abitanti del luogo. Qui nessuno. Nessun manifesto e su internet non avevo trovato programmi estivi del paese. La polizia locale ci ha detto che stavano per sfilare delle persone con dei carri e degli animali. Sembrava un paese fantasma con una simil festa di quattro gatti. Abbiamo chiesto se c’era un ristorante dove cenare in centro: ci hanno risposto di no, solo un circolo di anziani che giocano a carte. Bene, non ci siamo fatti intimorire e abbiamo parcheggiato, nell’unico parcheggio, solo noi 4. (al massimo, per quietare la fame dei miei figli, avevo un pacchetto di patatine in borsa per l’emergenza)

Sentiamo musica e canti, spari e parecchia gente cantare. Vediamo arrivare un paese intero, raggruppato credo in rioni che sfilava per le vie del centro, con carretti trainati da asini, pieni di cibarie e bevande. Io a bordo strada filmo e fotografo. Mio marito e i miei figli spariti nella folla. Mi vedono e mi vengono incontro, felici,  con un uovo sodo in mano ciascuno, la bocca piena e un bicchiere nell’altra mano. Come se non mangiassero da giorni.. Poi siamo stati sommersi da salumi, pesce, verdure, biscotti e dolci di ogni tipo.
La cena al circolino dell’unica piazza del centro, l’abbiamo fatta comunque, anche se avevamo già mangiato in giro di tutto un po’. Ma solo per non perdere l’occasione di vedere com’è un circolo di paese a Lanzarote. Fritto di calamari da sogno, patatine fritte della casa come le fa mia mamma. Prezzo irrisorio.
Mi piace ricordare come siamo stati avvolti dalla musica, dal loro suonare le chitarre, dalle loro danze, dai costumi di un tempo, dai loro sorrisi, dagli anziani che ti coinvolgevano nella loro processione, dalle signore che ti facevano sentire a casa. Mi sono commossa là, e mi commuovo qui a raccontarlo. Esperienza unica, e resterà tale, perché imbattersi per caso in una festa così,  non è da tutti i giorni. Puoi cercarla, leggerla e trovarla su internet, ma poi ti aspetti di trovare quello che troverai, meglio o peggio. Non c’è più l’effetto stupore.
Però ci si può provare, e se anche non la si trova per caso, una festa locale, fatta per loro e non per i turisti,  si verrà comunque accolti dalla serenità di questa popolazione canaria, genuina e solare.