Gerusalemme è come te la immagini.  E non importa se è stato tutto un susseguirsi di demolizioni e ricostruzioni, se forse la tomba di Gesù era qui o poco più in là, se il Cardo, strada che attraversava da nord a sud, passava sotto qualche metro rispetto alla città attuale o se l’oro della Cupola della Roccia è stato rimesso a nuovo recentemente grazie ai fondi del re di Giordania.

Poco conta, tanto quando arrivi nella citta Santa, appena varchi le mura della città vecchia, ti stordisce il tanto che c’è. Perché sì, Gerusalemme è tanto di tutto e non dico troppo, dico solo meravigliosamente tanto. Si chiama sindrome di Gerusalemme:  una sorta di delirio, estasi, visione, simile a quella di Stendhal, solo che si viene colpiti dall’aspetto religioso e non da quello artistico. Io non la conoscevo, ma passando per le vie acciottolate della città, posso dire che si percepisce nell’aria qualcosa di mistico.

Andiamo per gradi: arriviamo a Gerusalemme dopo una notte insonne nel deserto a litigare con la tenda, le volpi e la pioggia (qui c’è l’articolo Masada, alba sul Mar Morto.dopo l’arrampicata a Masada, per vedere sorgere il sole da lì, dopo aver fatto il bagno nel Mar Morto, ed essere passati dalla Cisgiordania prendendo solo un caffè di strada. E’ solo l’una del pomeriggio, non abbiamo mangiato e siamo già stravolti. Avremo 24 ore per farci, purtroppo, solo un’idea di Gerusalemme (quindi dobbiamo correre) e per giunta abbiamo due bambini che a quest’ora si sono già fatti 20 km a piedi. Le premesse non sono delle migliori ..  ma abbiamo “addestrato” i nostri figli a ritmi serrati, quindi tutto procede alla grande. 

L’hotel scelto è appena dentro le mura della Città Vecchia, appositamente scelto per tagliare i tempi e costi degli spostamenti. Lasciamo i bagagli al volo, un affaccio dal balcone e siamo già in strada a mangiare i nostri primi falafel (meravigliose polpette di ceci, speziatissime). Tra poco inizierà il tramonto e non posso perdermi la vista dall’alto. Già quella dal terrazzo dell’ultimo piano dell’hotel non è male..

GerusalemmeDi base siamo a pochi metri dal Santo Sepolcro, ma io vorrei andarci la mattina presto, per essere quasi soli a vedere la tomba di Gesù,  o perlomeno, dove si crede sia stato sepolto Cristo. Ora facciamo solo una toccata e fuga, perché di fuga si tratta, vista la quantità di pellegrini e turisti.

Gerusalemme : La Via Crucis

Siamo sulla Via Crucis e ce lo dice il cartello in tre lingue: in latino, in ebraico e in arabo.

La via che percorse Cristo prima di essere crocefisso, si pensa passasse di qui, dove sono segnalate le 14 stazioni ma che più facilmente si riconoscono per via dei gruppi di pellegrini che pregano. Un chilometro circa che si conclude nella Basilica del Santo Sepolcro, dove sono  custodite le ultime stazioni e il Sepolcro.

Non si può restare impassibili a questo luogo, che siate religiosi o meno: vedere strisciare le persone sulle pareti della via ritenuta sacra o gruppi di pellegrini recitare preghiere in tante lingue diverse, dà una certa emozione. Ma la cosa che ci lascia senza fiato è percorrere questa strada che attraversa il quartiere musulmano di Gerusalemme e che è simbolo della cristianità ed essere circondati dal tipico souk arabo con pellame, spezie, narghilè e contemporaneamente vedere appese le bandiere di Israele, le Menorah  (candelabri a 7 bracci della religione ebraica) e i minareti delle moschee accendersi per la sera.

Poi con la luce del tramonto, il vento gelido di dicembre e la fretta di raggiungere la terrazza dell’Ospizio Austriaco per catturare la luce più bella, sento un brivido profondo e lacrime che scendono da sole inspiegabilmente. Sento i muezzin intonare il canto delle preghiere, vedo passare donne velate che si affrettano per la cena e un crocefisso di plastica in vendita a fianco a una targa in arabo, poi vedo sventolare le bandiere bianche e blu con la Stella di Davide verso il cielo.

Mi commuovo perché penso che da qui si sprigioni una forza incredibile che non so spiegare. Mi assale questo strano pensiero che, forse, convivere pacificamente non sia così difficile, che forse qui, nel loro piccolo, nella loro stretta convivenza, qualcosa possono insegnarci sulla tolleranza.

via dolorosa

stazione via crucis

via crucis

La città dall’alto: Ospizio Austriaco

Gerusalemme è un presepe. Quello che si vede da una qualunque terrazza è sempre bellissimo, ma da questo punto di vista privilegiato, la vista è davvero insuperabile. L’ Ospizio Austriaco oggi è un hotel e caffetteria, dove però noi non ci fermiamo. Saliamo solo fino all’ultimo piano per uno sguardo al tramonto su questa città che stiamo vivendo da due ore, ma ne siamo già innamorati.

La Cupola della Roccia e i minareti si vedono subito. Cerchiamo a lungo il Santo Sepolcro, in controluce non riconosciamo le sagome delle cupole, ma Andrea-vista-di-falco vede una croce. L’unica, non può essere che lei. E’ illuminata e dietro il cielo è infuocato. Suggestivo.

Foto e video di rito in tutte le salse, vuoi non avere una foto di tutti e 4 sui tetti di Gerusalemme?  Foto classiche e foto buffe solo per noi. Il muezzin ha finito di cantare e a me è passato quel momento di commozione (sarà stata la Sindrome di Gerusalemme che mi ha già colpito??)

Fa freddo perché tira un vento gelido, è ora di scendere. I miei uomini si fermano in reception un attimo a scaldarsi, io da sola mi avventuro fino alla Porta di Damasco. Non posso pretendere che i nostri bimbi camminino senza sosta, ma io non riesco a rinunciare a niente, così li lascio al caldo e faccio una corsa alla porta di ingresso alla città, nel quartiere musulmano. Luogo di scambio, di merci lungo la strada che conduceva in Siria, appunto a Damasco è una delle 8 porte della città.

E’ buio ormai, il mercato lungo la strada sta per concludersi, ma le urla dei venditori sono ancora piene di vigore. Qualcuno ritira la merce, io ritorno a riprendere la ciurma. Si prosegue verso il Muro del Pianto.

tre uomini e una donna

gerusalemme

gerusalemme

gerusalemme

Gerusalemme: il Muro del Pianto

Il Muro del Pianto, Muro Occidentale o Kotel HaMa’aravi è il simbolo della religione ebraica, simbolo di Gerusalemme e di Israele in generale. E’ una sinagoga a cielo aperto, dove gli uomini e le donne pregano, ancora in due zone distinte, il loro Dio accanto a questo muro possente, unico resto del Tempio di Salomone, distrutto nel 70 d.C. dai romani. La distruzione del tempio ha significato per il popolo ebraico l’inizio della diaspora e la perdita di un luogo di culto.

E finalmente ci siamo anche noi: passiamo un check point dove dei militari giocano con la capretta di peluche di Luca facendogli credere che è troppo pericolosa e la devono trattenere in custodia 🙂 e ci si apre davanti una piazza illuminata a giorno. Solo un possente e alto muro di pietra, ma di fortissimo impatto. Non abbiamo fogli di carta, così ..strappiamo dalla preziosa guida Lonely Planet dei fogli e insieme scriviamo delle preghiere da lasciare nel muro, come da tradizione. Fabio e i bimbi recuperano tre copricapi e ci separiamo. Ho il tempo di scattare loro una foto e poi mi immergo nel silenzio della preghiera e vado a lasciare il piccolo pensiero che hanno voluto scrivere i miei bimbi per il nostro cagnolone. Commozione anche qui. Non apparteniamo a questa religione, forse non siamo nemmeno così tanto fedeli alla nostra di religione, però esistono luoghi così sacri e profondi che riescono a darti un’emozione forte, nonostante tutto.

Ciao Ruben, ti abbiamo portato fin qui in un bigliettino e ora sei anche una preghiera nel muro del pianto.

muro del pianto

I miei tre uomini al muro del pianto (vedi giacca gialla)

muro del pianto muro del pianto

Gerusalemme: Basilica del Santo Sepolcro

Volevo assistere all’apertura solenne delle porte della Basilica del Santo Sepolcro che da secoli viene fatta da due famiglie musulmane, alle 4 del mattino, per poi ripetere l’operazione alle 19.

Premessa: la partenza all’alba per Israele, due giorni fa, ci ha costretto a dormire tre ore soltanto, poi abbiamo volato fino al Mar Rosso e guidato fino ad arrivare a Masada. Quella notte in campeggio è andata un tantino storta.. e abbiamo dormito in macchina due ore.. poi abbiamo camminato tutto il giorno tra Masada, Mar Morto e Gerusalemme, fino a tarda sera. A mezzanotte Fabio mi chiede: davvero vuoi svegliare domani mattina i bambini alle 3 per vedere il rito di apertura delle porte? No.. forse è davvero troppo anche per loro che sono sempre arzilli.. Mi convinco che la sveglia alle 5 è più che sufficiente per fare una visita abbastanza in solitaria al Santo Sepolcro.

Soli nella città deserta, con le facce da zombi, arriviamo in pochi minuti a piedi alla Basilica. E’ bellissimo vedere le vie commerciali chiuse, il silenzio e l’alba sorgere sui tetti della città. Solo il rumore dei nostri passi sui ciotoli. La piccola piazza davanti alla chiesa è vuota e sono le 6. Speriamo anche dentro. La giriamo tutta, in lungo e in largo: i pellegrini sono pochissimi, i turisti sono ancora a dormire. Spettacolare la messa delle 6 in latino davanti al sepolcro di Gesù. Non mi soffermo sulle caratteristiche di questo luogo sacro per il cristianesimo, perché andrebbe scritto un capitolo a parte. E’ il luogo delle ultime stazioni della via Crucis, dove è stato crocefisso Cristo, dove è stato sepolto. Anche se l’esattezza di questi luoghi è ancora in corso di accurati studi.

A me basta pensare che esiste una chiesa dentro a una chiesa dove pregare sulla tomba di Gesù. Un luogo fisico da poter toccare. Un luogo dove i miei bimbi possano capire un pezzo della storia, che si creda o meno.

Facciamo comunque un’ora e mezzo di coda, attorno alla cappella che custodisce il sepolcro, perché durante la messa è chiuso e i fedeli che hanno assistito e prenotato (credo) la messa hanno la priorità. Io che ho assistito in piedi dietro le panche, devo attendere.

Il resto della mia ciurma mi raggiunge a fine messa e si mette in coda. Inutile raccontarvi la fatica dell’attesa in piedi, dietro alle transenne, in coda stretta, con due bambini assonnati e annoiati, che hanno bisogno di andare in bagno sul più bello.

In molti mi diranno: ma perché tutto questo? Non c’erano altri bambini in effetti. Poi però entriamo: il custode fa entrare uno alla volta o a famiglie. Non si possono fare foto, ci dice. Menomale. E puoi stare dentro il tempo che ti serve, nonostante la fila.

Entriamo solo noi 4 e nella piccola grotta, non si riesce a stare in piedi.

Ci inginocchiamo sulle pietre levigate, curve dal tempo e dall’usura. Silenzio. La mia famiglia è con me, i bimbi stanno pregando raccolti con la testa appoggiata alla tomba. Tocco il Sepolcro ed è un tuffo al cuore. Piango.

Per chi mi chiede il perché di tanta fatica, perché fare tutto questo coi bambini, non so rispondere. Sento che è giusto così.

L’ingresso al Sepolcro

Gerusalemme : la Moschea della Roccia

Diversamente da quello che scrivono in tanti, la Spianata delle Moschee non mi ha lasciato assolutamente nessuna emozione.

E’ il terzo luogo più sacro al mondo per la fede musulmana, ed è esattamente sopra al Muro del Pianto. L’accesso ai non musulmani è ad orari prefissati, gratuito, come gli altri simboli delle altre religioni e controllato da soldati e metal detector. Ma una volta entrati dentro alle mura di questo luogo che raccoglie diverse moschee, non si può far altro che guardare da fuori la possente architettura e le bellissime decorazioni.

Tutto qui. Non è possibile accedervi internamente. Peccato. In tutta fretta scattiamo qualche foto e ci fanno cenno di uscire perché il sito è in chiusura, per i turisti. Usciamo dal varco a nord, per trovarci già sulla strada che porta fuori dalle mura, attraverso la Porta dei Leoni, verso il Monte degli Ulivi e ci reidratiamo con un succo di melagrana buonissimo.

Gerusalemme Gerusalemme Gerusalemme

Il Monte degli Ulivi a Gerusalemme

A Gerusalemme c’è tutto il catechismo che ho studiato negli anni: ci sono i luoghi dei miracoli di Cristo, dove ha vissuto Maria Vergine bambina e dove è morta, dove è stato tradito Gesù e dove ha fatto l’ Ultima Cena.

Nei pressi della Chiesa di Sant’Anna, ancora dentro alle mura della Città Vecchia, dove si crede abbiano vissuto i genitori di Maria e lei stessa da ragazza, si trova la piscina di Betzaeta, dove Cristo ha compiuto il miracolo del paralitico.

Appena fuori dalla Porta dei Leoni, altri luoghi culto: la chiesa sotterranea del Sepolcro di Maria, a cui si accede scendendo da una lunga scalinata; l’Orto dei Getsemani, ai piedi del Monte degli Ulivi, dove Gesù fu tradito da Giuda e fu arrestato. Insomma, tutto in una manciata di metri.

Gerusalemme

gerusalemme

E poi il Monte degli Ulivi. Luogo dove Gesù fece la sua ultima passeggiata e dove gli Ebrei attendono la presentazione di Dio  alla Fine dei Tempi segnando  l’inizio della resurrezione dei morti.

Noi saliamo a piedi e non in taxi come ti propongono appena usciti dalle mura di Gerusalemme, perché non è distante dalla Porta dei Leoni, (circa un paio di chilometri) perché lungo il tragitto ci sono altre tappe come quelle citate poco sopra e perché mentre sali ti guadagni il panorama. Una spianata infinita di tombe tra gli ulivi millenari. Si narra ce ne siano 150 mila. Una volta ho letto che per un posto qui si chiedono anche 100mila euro. Chissà se è vero. Intanto, per adesso, ci  basta ammirare la Cupola della Roccia che si erge in tutta la sua bellezza di fronte a noi e respirare la quiete di questo luogo.

Il mercato di Mahane Yehuda

Una tappa che esula dalla spiritualità finora respirata, ma che esalta tutti i nostri sensi, è il Mercato alimentare di Mahane Yehuda. Antico mercato aperto, oggi parzialmente coperto con 250 tra negozi di alimentari, botteghe, ristorantini, microbar. E’ abbastanza fuori rispetto alla città vecchia di Gerusalemme, comodissimo da raggiungere con la tramvia, per noi comodo anche con l’auto che avevamo parcheggiato in centro e che ci portiamo appresso adesso perché dopo il mercato andremo verso il deserto del Negev. (Folle il prezzo del parcheggio coperto a ridosso del mercato)

Spezie, formaggi, frutta secca, frutta candita, verdura, carne e pesce. Tutto un pò caro.

I miei figli si innamorano della frutta candita tagliata.  Cubettini piccolissimi e poi mischiati in base ai vari gusti, che servono per fare dei gustosi tè.  Piccole montagne colorate in mostra.  Come in gioielleria.. compriamo tre sacchettini: mango, zenzero piu cedro e altro che non so, più un altro mix rosso e dolciastro, l’equivalente per fare 7-8 tè.. 45€! Forse non abbiamo capito qualcosa nella spiegazione o nel prezzo, ma ormai abbiamo assaggiato tutto il negozio e non vogliamo fare polemica.

Per il resto: ottimi falafel in panini tipo pita, hummus, carne koher, dolci.

Gerusalemme Gerusalemme

Il mercato è controllato da soldati giovani che da giovani appunto si comportano. Mangiano, bevono, si divertono in gruppo, mentre con professionalità controllano la situazione senza appesantire il clima. Non si percepisce minimamente aria di tensione o di pericoloe mi sono sentita assolutamente sicura e tranquilla, nonostante gli articoli letti sul web non mi rassicurassero troppo.

Gerusalemme

Considerazioni finali

Abbiamo visto tanto, ma pochissimo rispetto a tutto quello che può offrire una città come Gerusalemme. C’è una città da vivere all’interno delle mura che si può percorrere attraverso le sue strade millenarie ma anche attraverso i suoi infiniti cunicoli sotterranei, che hanno ancora piu storia e autenticità delle strade a cielo aperto. Una città che si può vivere guardandola dall’alto, dalle terrazze, dai camminamenti lungo i bastioni, dalle colline che circondano la città. Una città che si può vivere attraverso la memoria dei luoghi, attraverso la spiritualità, interiormente o attraverso i racconti delle persone conosciute e dell’orgoglio che provano verso questa città.

Non sono qui a giudicare la situazione politica e le scelte che fa Israele o la Cisgiordania, nè ho le competenze per farlo. Non sono in grado di capire se hanno ragione i palestinesi o gli ebrei, o se avessi anche un opinione la terrei per me.

Sono semplicemente grata per questo viaggio, per aver scoperto che esiste un posto che mi ha riempito l’anima, l’ha nutrita, l’ha arricchita.

Esiste un luogo che va al di là dei conflitti, un luogo eterno che culla tre religioni diverse ma che hanno la stessa radice, che hanno molte cose in comune, dove la convivenza è possibile e la tolleranza delle persone comuni fa parte del quotidiano.

Gerusalemme è tante cose insieme, troppe da spiegare in un racconto.

La spiritualità non si può raccontare, Gerusalemme va vista almeno una volta nella vita.

Gerusalemme