Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)
Islanda,  top 10 da non perdere . Mal d’Islanda (prima parte)

Il viaggio in Islanda è uno di quelli che non dimentichi. E’ uno di quelli che quando torni ti lascia un po’ di amaro in bocca, perché vorresti rimanere là, e allora programmi di tornare, il prima possibile perché già ti manca.

Non so spiegare cosa ti colpisce di più, tutti sanno che è terra di contrasti, di fuoco e di ghiaccio, austera, selvaggia. Noi ci siamo stati perché io sono cresciuta col mito dell ‘Islanda, amiamo i paesi freddi e desolati e da troppo tempo volevamo scoprire questa terra e ancora non l’avevamo fatto. Una volta tornati,  ho capito cosa lascia una terra così difficile ed estrema: il senso di appartenenza e gratitudine a questo pianeta.  Forse il freddo , il vento, gli orizzonti aperti, il silenzio, la natura che si manifesta così violentemente in tutte le sue forme, rendono straordinario quello che hai e le persone che hai vicino.

Mal d’Islanda, la nostra top 10 da non perdere (prima parte)

Fare una top 10 delle cose da vedere  in Islanda è difficilissimo, ogni luogo merita di essere messo al primo posto. In 7 giorni abbiamo fatto il giro completo dell’isola,  2600 chilometri su strade asfaltate e non,  dormendo in 6 posti diversi, in aprile. Io l’ho trovato il mese perfetto: le strade sono sgombre di neve che però rimane presente nel paesaggio, le ore di luce sono tante per girare a lungo, la notte è abbastanza buia per vedere le ultime aurore boreali. Il vento gelido persiste, ma è anche il bello di questa isola.

Bambini presenti 2: Andrea quattro anni, Luca meno di due. Hanno sopportato benissimo il volo ( 4ore circa dalla Svizzera) e tutte le ore in macchina.

Mito da sfatare: l’Islanda è cara. Non proprio, basta non partire in piena estate, prenotare in anticipo, accontentarsi di qualche pasto preparato in casa. Il costo della vita, per noi italiani è alto, ma con alcuni accorgimenti, è un viaggio assolutamente per tutti.

1. A caccia di aurore boreali

Non ci era mai successo: 4 notti di aurore boreali su 7 giorni. Settimane e settimane trascorse nella lapponia Norvegese e Finlandese a caccia di un’ aurora boreale per vederne solo un paio misere, e poi qui il tripudio di luci, onde, colori. E’ un isola, e come dice mio marito, tutto quello che arriva, passa. Allora se una sera ci sono nuvole, basta aver pazienza, prima o poi se ne andranno. E  basta seguire le previsioni di aurora boreale, incrociarle con quelle meteo e sperare. Poi serve essere assolutamente nel nulla, lontani da qualunque luce, con una buona dose di caffè in tazza, una sdraio, una coperta, un cavalletto ben ancorato a terra e una macchina fotografica. Che vola via col vento, insieme al cavalletto…

Poi serve non avere sonno, tanta pazienza nell’attesa. Ore infinite di sguardi fiduciosi col naso all’insù. Continua indecisione: vado a dormire che domani ci si sveglia presto o resisto e dormirò un paio di ore anche stanotte, tanto poi riposerò quando sarò a casa.. Serve non avere freddo, perché quel vento ti gela le ossa e le dita delle mani.. nonostante gli strati antivento. E quando stai per mollare, perché la pazienza è finita del tutto, la macchina fotografica si è rotta cadendo dal vento che c’è.. il cielo ti ripaga: vedi qualcosa, una luce che si muove, che non sembra neanche possibile sia vero, finalmente cominci a crederci e allora l’ aurora boreale si forma davvero. E’ una danza, onde verdi e azzurre si muovono fluide e lente nel cielo. Non si può raccontare l’emozione che si prova. Qualcosa di ultraterreno, elettrico, spirituale. Magia Pura.

 

2. Cascate ovunque

Sono tantissime e molto diverse fra loro. Quelle famose sono segnalate, ma poi se ne trovano altre quando meno te l’aspetti. Noi le abbiamo viste col disgelo, quindi la portata d’acqua era minore rispetto all’estate, ma era suggestivo il paesaggio ancora innevato. Qui elenco quelle che meritano sicuramente una sosta.

Gullfoss 

o “cascata d’oro” è molto vicina ai Geysir e al Parco di Thingvellir, nel Circolo d’Oro.  E’ un escursione che può essere fatta in giornata da Reykjavík. Di solito è la prima cascata che si vede quando si giunge da queste parti. Io sono rimasta folgorata, forse proprio perché era la prima che vedevo, ma è  davvero spettacolare.Godafoss

o “cascata degli dei” è a nord, sulla strada che porta da Akureyri al lago di Myvatn. Il salto d’acqua non è alto, solo 12 mt ma è ampia, di grande respiro.

Dettifoss

o “cascata che cade” è la più maestosa, spettacolare, immensa. Ha la portata d’acqua maggiore d’Europa, viene definita la più potente, con il suo salto di 45  per 100 metri di larghezza. Lasciata l’auto al parcheggio c’è da passeggiare un po’, nel nostro caso sulla neve, con due bimbi di neanche 2  e 4 anni, ci vuole un po’ di pazienza, ma la vista della cascata con l’arcobaleno, ripaga ogni sforzo.

Skogafoss

E poi c’è “la cascata del bosco”,  a sud dell’isola presso la località Skógar, è originata dal fiume che proviene dal ghiacciaio Eyjafjallajökull su un salto che in altri tempi era una scogliera, oggi il mare dista qualche chilometro. Da qui parte un bel sentiero di trekking con una trentina di cascate. Ci si può avvicinare molto, ovviamente con doccia annessa..

Seljalandsfoss

Poco distante da questa c’è la cascata Seljalandsfoss, la “cascata liquida“. E’ conosciuta soprattutto per il fatto che ci puoi girare intorno e passare dietro attraverso un sentiero sdrucciolevole. E’ facile da raggiungere e si vede anche dalla strada principale ring road n.1. Il muschio che si crea attorno alla cascata, la montagna verdissima,  la grotta retrostante, il laghetto e il torrente fanno immaginare un mondo fiabesco fatto di folletti.  Il maggiore dei miei figli si è divertito tantissimo a farsi la doccia ghiacciata: inutile dire che c’era vento e mettersi dietro alla cascata, significava lavarsi completamente. L’altro dormiva beatamente in macchina, non sa cosa si è perso…

Svartifoss

E poi nel mezzo del parco Skaftafell, abbiamo incontrato la piccola e intima cascata Svartifoss o “cascata nera” perchè circondata da un anfiteatro naturale di colonne di basalto nere.  Anche questa è imperdibile.

 

3. Safari fotografico degli animali

Le renne sono state importate dai norvegesi, i cavalli li hanno portati i vichinghi, il montone e le pecore pure. Di endemico si trova solo la volpe artica. Poi abbiamo le foche e le balene e diverse specie di uccelli, tra cui la famosa pulcinella di mare.

Abbiamo visto tutte le specie presenti, tranne le balene perché si vedono in estate, partendo da Husavik, e le pulcinella di mare che nidificano da maggio ad agosto. Qui nidifica il 60% di tutte le pulcinella di mare del mondo.

In giro per i nostri viaggi al nord, abbiamo incontrato molte renne, ma qui sono libere, allo stato brado, e te le trovi che attraversano la strada per andare a fare un tuffo in mare. Renne e mare, un contrasto che a noi è piaciuto moltissimo.

L’ emozione più grande però ce l’ hanno regalata le foche, cercate in tutta la penisola Vatnsnes, nei luoghi conosciuti di avvistamento,  e poi trovate proprio quando la speranza si stava affievolendo, in un luogo non segnalato ma letto in un forum su internet.. Subito dopo il faraglione Hvitserkur, verso sud, lungo la strada si incontra un ostello. Noi abbiamo parcheggiato lì e siamo scesi a piedi verso la costa. Incredibile trovarsi così tante foche sulla spiaggia, centinaia, così vicine. Il paesaggio è mozzafiato: colline ambrate dall’erba secca appena riemersa dalla neve disciolta, spiagge nere, faraglioni in mezzo al mare e montagne innevate.

4.Iceberg e ghiacciai

Laguna di Jökulsárlón

La laguna Jökulsárlón a sud del ghiacciaio Vatnajökull, è uno dei luoghi più magici di Islanda. Siamo a sud, a 2 ore di auto da Vik verso i fiordi orientali. Immagnare di essere in Antartide ma essere a 4 ore di volo dall’ Italia. La vedi in mille fotografie, in ogni guida di viaggio, ci hanno girato anche dei film.. poi vai là e ti rendi conto che è ancora meglio di come l’avevi immaginata. Aprile, persone presenti: nessuno, a parte noi. Forse proprio questo l’ha resa ancora più speciale. Un silenzio assoluto, rotto soltanto da qualche gabbiano e da qualche scricchiolio dei ghiacci. In primavera gli iceberg sono molti di più e più grandi, perché ancora il sole non scalda abbastanza per scioglierli. Non partono i mezzi anfibi che di solito in estate circumnavigano la laguna, perché non c’è spazio tra gli iceberg e poi non c’è effettivamente nessuno da imbarcare..

Abbiamo girato intorno al lago, fatto milioni di foto, cercato e trovato le foche, fatto il pic-nic gelido sui tavoli di legno fuori dal bar della laguna (l’unico segno di vita nel raggio di parecchi chilometri), camminato sugli iceberg galleggianti e rischiato di far annegare i bambini (vedi foto sotto, fatta prima che si aprisse in due il ghiaccio e prima che Fabio ci finisse dentro fino ai polpacci- ovviamente lanciandomi prima i figli)

Al di là della strada principale, la Ring road 1, c’è una magnifica spiaggia nera costellata di iceberg bianchi, striati di nero, e azzurri. Sono gli iceberg della laguna che percorrono il breve tratto di fiume e si spiaggiano qui prima di prendere il largo raccolti dalle onde.

La spiaggia, l’azzurro incredibile di alcuni iceberg, il sole che acceca, le foche che saltano fuori dall’acqua, rendono questo luogo molto fotogenico. Poi penso che ogni foto scattata qui, sarà sempre diversa, perché cambierà la luce, le stagioni, e gli iceberg saranno sempre diversi.

Quindi ho il privilegio di avere delle foto uniche, come anche il ricordo di aver fatto mangiare ai miei bimbi un iceberg islandese..

Skaftafell

Il Parco Nazionale di Skaftafell è a tutela del ghiacciaio omonimo e fa parte del Parco Nazionale  Vatnajokull. L’immensa calotta glaciale (la quarta al mondo per grandezza)  tra il paese di Kirkjubæjarklaustur  e Hof , lungo la costa sud, non è lontano dalla laguna di Jökulsárlón.

Il ghiacciaio Vatnajokull conta circa 8.100 km quadrati, è il più grande d’Europa per volume e secondo per estensione e al di sotto del ghiacciaio ci sono vulcani attivi.

I percorsi all’interno del parco sono ben segnalati, ce ne sono di semplici, in piano che ti portano attraverso boschi di betulle (rari gli alberi da queste parti), ruscelli, cascate tra rocce di basalto, ma soprattutto si riesce ad arrivare ai piedi del ghiacciaio. Impressionante la quantità di ghiaccio bianco e blu striato di nero che si appoggia come una lingua sulla sabbia nera, fa un certo effetto sapere che avanza lentamente come se fosse un  fiume lento,  muta mentre si sposta e si crepa, si scioglie.  Devo dire che siamo scappati quando abbiamo sentito uno scricchiolio e poi un rumore più forte.. quasi come si aprisse sotto i nostri piedi.

5. Immersione nella faglia che divide i continenti

Fa parte dei luoghi più visitati perché facilmente raggiungibili da Reykjavík, ma il Circolo d’Oro è imperdibile (comprende : la cascata Gulfoss, i Geysir e Parco Thingvellir).

Il Parco Nazionale di Thingvellir

Nominato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2004 è interessante sia dal punto di vista storico che geografico: in questo luogo, infatti,  nell’anno 930 venne fondato l’Althing, uno dei primi (se non il primo) parlamenti del mondo ed è in questo parco che si vede chiaramente la spaccatura tra le placche continentali. Una passerella permette ai visitatori di attraversare Almannagjá, la faglia che divide le placca tettonica Americana da quella Euroasiatica. Da qui si può avere la reale percezione della deriva dei Continenti. Il movimento delle placche è stimato in circa 2 cm l’anno.

Qui si fanno le immersioni tra le più suggestive al mondo, nelle acque più limpide (e gelide) che si possano immaginare, nella fessura di Silfra. Immergersi qui significa nuotare sospesi tra due continenti, la purezza di queste acque consente una visibilità straordinaria fino a quasi cento metri.  Non avevamo abbastanza tempo per provare, questa volta, ma sarà uno dei motivi per tornare.

Il geyser di Geysir

Geysir è il geyser più anticamente conosciuto, tanto che ha dato il nome a tutta la categoria. Attualmente non è più attivo perché la sua apertura è stata ostruita nel tempo dai sassi lanciati dai turisti nel tentativo di farlo eruttare, ma il vicino geyser di Strokkur erutta regolarmente ogni 6 minuti circa. Resti come ipnotizzato, sai che tanto tra 6 minuti esplode di nuovo, e allora aspetti e lo fotografi, poi un altro giro e lo filmi, poi lo vuoi vedere bene coi tuoi occhi, poi lo filmi col cellulare e insomma non te ne vorresti andare via più.

 

Questi sono solo i primi 5 punti della classifica, che classifica non è perché in Islanda non c’è un posto meglio di un altro. Raggruppare in 10 articoletti quello che per noi è stato forse il più stupefacente dei viaggi, è impossibile. Nel prossimo articolo gli altri 5 punti e tra l’altro voglio lasciare per ultima quella che riteniamo sia la chiave di lettura di un viaggio in Islanda.

 

Mal d’ Islanda (seconda parte)