Kanchanaburi è una provincia estesa della Thailandia a ovest di Bangkok che ha saputo regalarci paesaggi mozzafiato e autentici.

Abbiamo lasciato Bangkok (ne parliamo qui: Bangkok in 3 giorni ) per dirigerci verso ovest, nel territorio intatto e poco esplorato lungo il fiume Kwai.

Vogliamo raccontarvi cosa fare in questa remota e immensa provincia di Kanchanaburi:

  1. Esperienza di terza classe sulla ferrovia della morte, solo la tratta da Kanchanaburi a Nam-Tok
  2. Navigare su una long boat sul fiume Kwai
  3. Fare il bagno nelle piscine naturali tra le cascate: le Erawan Falls

Poi vi racconteremo

  1. Rilassarsi in un resort sul river Kwai fuori dal mondo
  2. Conoscere una popolazione locale, i Mon
  3. Conoscere gli elefanti da vicino rispettando la loro natura e fare il bagno nel fiume con loro, in totale libertà ( ma questo capitolo merita un articolo a parte)
kanchanaburi
erawan

Kanchanaburi: ferrovia della morte, un’ esperienza in terza classe

Avevamo letto di un treno che percorre in 4 ore (su carta…) la tratta Bangkok- Kanchanaburi- Nam Tok da una stazione secondaria di Bangkok, Thonburi,  solo in settimana, mentre nel week end dalla stazione principale parte un treno che fa una sorta di tour, lascia il tempo di scendere qualche minuto nelle varie stazioni per visitare i luoghi interessanti e poi riparte.

Noi abbiamo poco tempo a disposizione, ma l’esperienza di un treno di 3 classe dobbiamo assolutamente provarla.

Ottimizzando i costi (siamo 4) e i tempi, optiamo per un Grab (taxi con tariffa pattuita) fino a Kanchanaburi per poi percorrere l’ultima tratta, quella più panoramica e suggestiva della ferrovia della morte.
Sembra finta la stazione di Kanchanaburi. Sembra disegnata.. ci siamo solo noi, siamo in anticipo di mezz’ora sull’orario, il tempo di fare il biglietto e prendere un caffè. È mattina, si sentono i galli cantare e girano per strada cani liberi. La strada è polverosa, ci sono tante bouganville a colorare questo posto altrimenti un po’ desolato.

kanchanaburi

I miei figli scartabellano negli zaini per dare da mangiare ai cani : salteranno la colazione take away per darla a loro, hanno preso da me.. Fabio sparisce per prelevare e torna con uno spuntino, un fagotto dal ripieno misterioso, per lui immangiabile (strano), e non stento a crederci.. Ai baracchini della piazza della stazione di Kanchanaburi prendiamo un caffè, che io non berrò perché nel prendere lo zaino, questo si apre e cade la mia Canon con superobiettivo nuovo di zecca. Non ho voglia di fare altro che piangere, non tanto per il valore in sè, ma per le foto che non farò.

kanchanaburi
Il treno è già in stazione, è vecchio ma pensavo peggio. Mancano le porte e si può salire o scendere col treno in movimento, lo fa anche il controllore! Il caldo è tremendo ed è solo mattina, qualche ventilatore a soffitto prova a darci refrigerio. Il treno parte puntualissimo. I locali fanno avanti e indietro sul treno per vedere snack. Si supera Kanchanaburi e si vede subito il ponte di ferro. Il ponte sul fiume Kwai. Non rimane quasi più nulla di originale di qesto ponte, tranne le campate esterne. E’ stato ricostruito dopo il bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Purtroppo vediamo più turisti che paesaggio, intenti a fotografare, arrampicati un pò ovunque, un ponte simbolo di una triste storia. La cosiddetta ferrovia della morte è stata una mattanza per i prigionieri di guerra. Voluta dai giapponesi per collegare la Thailandia alla Birmania attraverso 415 chilometri nella fitta giungla, costruita a mani nude dai prigionieri, con ritmi serrati, lavorando giorno e notte, con poco cibo e con condizioni climatiche e umane proibitive.

Noi ci siamo sopra a questo treno, ora, e ci viene naturale ricordare.

ferrovia della morte

ferrovia della morte

Fuori dal finestrino scorre la campagna, poi compaiono le prime montagne, le palme. I paesini microscopici che si incontrano sono fatti di una manciata di baracche e le stazioni sono dei gabbiotti col nome della località, in mezzo al niente, ma sempre ben tenute.

Una raccomandazione: non sporgetevi dal finestrino, ma neanche vicino direi, se il treno è in movimento, rischiereste di venire schiaffeggiati da rami o frasche varie.

Il viaggio scorre veloce, sono poco più di due ore rilassanti: il bello del viaggio è dopo Kanchanaburi, quando si entra nella giungla. Vedere scorrere il fiume Kwai, con le sue lente anse, in mezzo al verde rigoglioso, è bellissimo.

ferrovia della morte

 Kanchanaburi: navigare sul fiume Kwai in long boat

Vedere il fiume Kwai da un ponte, da una sponda, da un treno è affascinante, ma viverlo dall’interno, navigandolo, è ancora meglio.

Arriviamo a Nam Tok, dopo un paio d’ore da Kanchanaburi e ci fermiamo a pranzo in una delle due – tre locande sul piazzale della stazione. Inutile dire che eravamo da soli. I pochi turisti arrivati fin qui, hanno tutti un passaggio e se ne vanno.

Noi invece non avevamo prenotato le notti successive, non avevamo ancora capito se avevano posto dove avevamo scelto di soggiornare: abbiamo telefonato ma c’era troppo rumore sul treno per sentire. La mail non arrivava. Non avevamo un tetto, non avevamo un passaggio in macchina fino al fiume, non avevamo il passaggio barca. Bisognava prima pranzare, per rifocillare le menti..

nam tok

nam tok

Giusto il tempo di un pranzo e risolviamo tutto. Il figlio del proprietario della locanda ci porterà al fiume in macchina, al fiume ci verrà a prendere la long boat che ci porterà dove dormiremo. C’è posto e siamo i benvenuti.

Di strada ci fermiamo a vedere una cascata, dove i bambini locali fanno il bagno, probabilmente dopo la scuola. Scivolano sulle rocce lisce e si tuffano, i nostri figli vorrebbero buttarsi con loro, ma questa è solo una breve sosta per noi.

E poi finalmente davanti a noi il Fiume, un pontile, qualche turista, qualcuno che va e che viene, un baracchino con una signora che vende frutta. E’ come se fosse un porto, c’è movimento di persone, pescatori, merci, qualche viaggiatore, ma sono quattro assi di legno sotto un tetto di paglia.

fiume kwai

Sulle sponde di questo fiume, nella giungla più fitta ci vivono le tigri e altri animali selvatici, e soprattutto non c’è altro se non verde, per centinaia di chilometri. Qui, appena dietro la montagna c’è la Birmania, il confine è veramente vicino.

Noi aspettiamo la barca, la long boat che ci porterà in venti minuti di navigazione a destinazione. Passa ogni ora. E noi siamo venuti fin qui perché questa cosa la volevamo proprio provare. I bambini sono entusiasti, la barca va velocissima. Sono solo pochi minuti, volano, ma valgono il viaggio. Faremo diverse volte avanti e indietro, per questa tratta di fiume, a tutte le ore, incontrando solo altre barche, cercando le tigri. Chissà se davvero continuano ad abitare qui.

Ci imprimiamo nella memoria la luce del mattino, con la nebbiolina dell’umidità e il sole non ancora così intenso, che rende tutto color pastello e il fiume pare d’argento.

Kanchanaburi: fare il bagno nelle cascate nel Parco Nazionale di Erawan.

A breve distanza da Kanchanaburi, esiste un posto che sembra uscito da un racconto di favole.

Ci potete arrivare in bus, in taxi, o con viaggi organizzati, da Bangkok ma meglio da Kanchanaburi. Noi alloggiavamo al River Kwai Resotel, nel parco di Sai Yok, e abbiamo optato per un pullmino di gruppo, poco più di mezzora di tragitto e si arriva.

Siamo nella giungla thailandese, quasi al confine con la Birmania, ed è strano che un luogo così bello, sia ancora così poco conosciuto.

7 sono i livelli delle cascate di Erawan, ma i salti di questo fiume sono molti di più. I sette livelli sono riconoscibili perché ognuno di questi ha alla base di queste cascate un lago dove tuffarsi.

erawan

Il grande parcheggio all’arrivo con i vari servizi e ristoranti mi scoraggia un pò, perché ho paura che il parco sia superaffollato, ma non è così, la gente si disperde nei mille posti dove stare e poi la selezione naturale della specie si fa sentire pian piano che si sale. Infatti io che scrivo, la meno temeraria, mi sono fermata al 5 livello. Poi ci si arrampica parecchio, ma due bambini di 5 e 7 anni sono arrivati in cima, quindi direi che : o loro sono degli scalatori provetti, o il percorso è comunque abbastanza semplice. Io non faccio testo perché non amo le pendenze, quindi appena ho visto la salita che mi attendeva, mi sono goduta le piscine della quinta cascata..

MA mi sono persa le scimmie, anzi le famiglie intere di scimmie che saltavano da una parte all’altra degli alberi, provando ad avvicinarsi, per niente intimidite, al resto della mia ciurma per rubare qualcosa da mangiare..

erawan

erawanerawan

Occorre sapere che il percorso è semplice nel parco delle cascate di Erawan, 3 km tra andata e ritorno, tutto è ben segnalato e in ordine. Ci sono addirittura dei bagnini che sorvegliano le piscine naturali, e questo è un bene, ma toglie un pò di fascino al tutto.

Una cosa su tutte: va bene vedere le cascate, ma non perdete un bagno in queste acque turchesi, fresche e rigeneranti. Arrivate almeno al livello 5, il più bello secondo noi. I pesci nelle piscine sono tantissimi ed alcuni sono davvero enormi e.. mordono! Sì, mordono parecchio! Se superate il primo scoglio del fastidio dei morsi, è fatta! Poi basta nuotare e non vi pizzicheranno, vi guarderanno a breve distanza, però siate veloci ad entrare e uscire dall’acqua! 🙂

Sembra l’ Eden. Il paradiso se esite, lo immagino così. Acqua che scorre, uccelli che cantano, vegetazione tropicale fitta e sole che filtra dalle foglie. Nè caldo nè freddo. E poi prendere e tuffarsi, coi propri figli, in questo posto, ed essere da soli per alcuni momenti, nella giungla al confine con la Birmania, con le scimmie che dall’alto guardano curiose, non ha uguali. Penso che è un giorno feriale in Italia, penso che i miei figli dovrebbero essere a scuola, ora, ma poi penso che forse anche qui, stanno imparando tante cose, alcune di queste non si trovano sui libri, come l’emozione di essere in famiglia in paradiso.

erawan
erawan
erawan

Cosa vi sembra questo posto?  A breve racconteremo di un luogo da sogno dove dormire per rigenerare i sensi.

Intanto, avete letto la “nostra” Bangkok?Fuga a Bangkok con i bambini: cosa fare in 3 giorni