Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)
Mal d’ Islanda (seconda parte)

Ci siamo lasciati con i primi 5 punti della lista delle cose da non perdere in Islanda, ( se l’hai perso, leggi Mal d’Islanda, prima parte ) questi sono gli ultimi 5, ma non in ordine di importanza. E’ davvero difficile racchiudere in pochi articoli un viaggio come questo, non basterebbe un libro..

6. Spiagge nere

Reynisfjara beach

Su un isola vulcanica è abbastanza normale vedere spiagge laviche. In Islanda invece ti stupiscono, non so perché. L’unica cosa certa è che qui, anche se il brutto tempo incombe, il paesaggio è ancora più scenografico. Accentua il suo carattere selvatico, lunare.

La più famosa è quella di Reynisfjara, a pochi chilometri da Vik, raggiungibile in un paio d’ore d’auto dalla capitale, quindi d’estate immagino sia carica di turisti. Ma gli spazi sono talmente vasti che c’è posto per tutti. Ecco, noi ad aprile, con un vento da non riuscire a stare in piedi, con la pioggia che ti obbligava a tenere gli occhi chiusi, con un freddo da gelarti le ossa, eravamo da soli. Forse qualche domanda dovevamo farcela. I bambini erano infagottati con milioni di strati termici e antivento, ma noi genitori sciagurati abbiamo percorso tutta la spiaggia a piedi, dal promontorio di Dyrholaey ai faraglioni, cercando le pulcinella di mare che ancora non erano arrivate a nidificare, incantati dalla potenza del mare in tempesta, arrampicandoci sulla scogliera di basalto che crea dei gradini esagonali, proteggendoci nelle grotte quando il vento non ci lasciava  nemmeno respirare.

Mai come qui ho desiderato una zuppa calda, mai come su questa spiaggia ho visto in un bar il sogno di un pasto caldo..  e anche qui, fuori stagione, tutto funziona e l’unico locale è aperto, caldo, pulitissimo, con un buffet meraviglioso.. tè e zuppa calda per tutti. Dalle vetrate del ristorante, sembra tutto meno estremo..

Il deserto nero

Percorrendo l’unica strada che circonda l’Islanda, si incontrano prevalentemente spiagge nere.. ma quelle dopo i fiordi orientali sono incredibili. Avevamo fatto un assicurazione totale per l’auto, anche quella per le tempeste di sabbia e ci sembrava esagerato. Ma abbiamo fatto bene.  Skeiðarársandur è un sandur islandese, cioè una pianura desertica costituita  da sabbie vulcaniche generate dal trasporto di detriti da parte di un fiume glaciale. Quando soffia il vento, e in Islanda non scherza affatto, ti ritrovi circondato da una nube nera, sembra nebbia fitta.

Noi belli allegri stavamo fotografando la rara volpe artica avvistata a bordo strada.. per fortuna non siamo scesi dall’auto, perché in un attimo si è alzata una raffica di vento e siamo stati colpiti da una mitragliata di sassolini microscopici. Nei due secondi occorsi per chiudere i finestrini, abbiamo riempito di sabbia la macchina, i capelli e le orecchie. Ho ancora il ricordo della sabbia conficcata nella pelle.. Non oso immaginare cosa sarebbe successo se fossimo stati a piedi!

A caccia di forme bizzarre

Al di là dell’unica strada islandese, all’altezza della laguna Jokulsarlon, c’è una  spiaggia nera bellissima, non per il paesaggio questa volta, ma per il contrasto con gli iceberg che si depositano su di essa. Migliaia di forme bizzarre di ghiaccio si sciolgono al sole, ma quei giganti blu che galleggiano in mare sono incredibili.

Penisola Vatnsnes

Tutta la penisola merita una sosta per fare delle passeggiate, inutile dire in solitudine,  alla ricerca delle foche. Il punto più panoramico è dove si trova la scogliera di basalto di Hvítserkur. Personalmente amo il colore ocra dell’erba secca, che con la sabbia nera, il mare blu e le macchie di neve qua e là, rendono bella ogni fotografia. Proprio di fronte al solitario ostello di Osar staziona una colonia di foche, facilmente raggiungibile con una passeggiata di una mezzoretta. ( Considerati i tempi di un 4 enne. L’altro, comodamente in spalla, sbirciava dalla spalla del papà rimanendo perennemente in obliquo)

7. Vulcani, pseudo crateri, grotte, fumarole

Area geotermale di Hverir

Nei pressi del lago Myvatn, lungo la Hringvegur n.1 , si raggiunge il passo di Namaskard, si scollina  ma non si arriva a quote elevate. Qui è sorprendente vedere come cambia il colore della terra. La neve è sparita, sciolta. Il calore della terra lo percepisci in ogni angolo, la terra fuma, assume ogni sfumatura di marrone, forse il color terra bruciata nasce da qui.. Scendi dal passo e i tornanti con questo scenario ti si imprimono nella memoria. Vulcani di fango e fumarole attive. Un cartello ci annuncia che siamo nell’area geotermale di Hverir,  a me sembra di essere finita all’inferno. Le passeggiate sulle passerelle, con una sottile corda di protezione che non serve a nulla se non a ricordarti che non devi scendere da lì, sono come sospese su una terra che brucia, i bambini li tengo stretti perché mi fanno impressione queste pozze di fango bollente. E’ un attimo che vieni inghiottito dagli inferi.. Le fumarole, così come le chiamano, sembrano cosa da poco, invece il fischio e la potenza del vapore che esce da questi buchi creando nuvole giganti, rendono benissimo l’idea di quanto sia fragile il terreno su cui camminiamo.

Vulcano Krafla

Krafla è una caldera di circa 10 km  e include due crateri di vulcani:  il Vítiinferno in islandese) con un lago all’interno e  l’Askja .

Non ho trovato particolarmente affascinante questo vulcano, a noi non dava l’impressione di potenza, piuttosto di un gigante addormentato. Ho trovato bello il percorso per raggiungerlo, credo che complice sia stata la neve, perché sembrava di essere sul tetto del mondo, invece eravamo su un vulcano attivo, l’ultima eruzione è del 1984. La strada a un certo punto si interrompe, la neve è troppo alta, proseguiamo a piedi per vedere il cratere Viti e il suo lago ghiacciato.

Pseudocrateri

Intorno al lago Myvatn (o lago dei moscerini) si susseguono paesaggi diversi, ma i pseudocrateri sembrano usciti da un disegno di un artista pazzo. La lava eruttata secoli fa, si è infiltrata nei paludosi acquitrini della zona, l’interazione tra acqua e lava ha generato eruzioni di vapore, che hanno creato questi simil- vulcani. Ghiaccio, crateri perfettamente rotondi, salite e discese fatte rotolando nell’erba. La solita erba gialla appena riemersa dalla neve e il lago ghiacciato a far da cornice.

Il lago bollente nella grotta Grjotaja

Poi un momento di pace assoluta, di silenzio. Ci arrivi percorrendo una strada che sembra entrare nel vulcano Hverfljall. sulle sponde orientali del lago Mývatn. Poi la terra si apre in due, proprio come nei film apocalittici, e dalla fenditura esce il vapore.. con il freddo sicuramente questa cosa si nota di più. La grotta ha al suo interno una pozza termale con acqua caldissima a 50°C , quindi troppo per  immergersi. Una discesa semplice tra le rocce ed è l’appagamento dei sensi  vedere questo laghetto bollente, dove un tempo, prima delle ultime eruzioni vulcaniche, ci si faceva il bagno. Acqua cristallina, vapore e luce che filtra tra i sassi.

Kerid

Kerid è il vulcano dove la cantante islandese Bjork ha tenuto un concerto su una zattera galleggiante al centro del lago e gli spalti erano le pendici interne del cratere..E’ relativamente vicino alla capitale, appena fuori dal Circolo d’oro, ma fuori dalle rotte turistiche. E’ particolare per la sua terra di color rosso intenso.

9. Un tè fiabesco

Siamo a nord ovest di Reykjavík  nella penisola Snæfellsnes, che è un piccolo concentrato di Islanda, per la varietà di paesaggi. Prende il nome dal famoso vulcano di cui ha scritto Verne nel suo “Viaggio al centro della Terra”. Prendere un tè qui, in questa casetta perduta nel nulla , al Fjöruhúsið café, è stato rigenerante. Obbligatorio farlo dopo aver percorso a piedi la passeggiata sulle scogliere, sulla lava solidificata e coperta di muschio, che va da Arnarstapi a Hellnar. Saranno circa 2, 5 km, non faticosi, ma poi si arriva in questa casetta che da fuori sembra chiusa o  quasi non abitata (fuori stagione) ma dentro è un piccolo gioiello di tende di pizzo, tovaglie ricamate a mano, foto d’epoca e cura del dettaglio anche nelle stoviglie. Sembra la casa della nonna, dove ti senti a tuo agio nonostante lo spazio sia piccolo. D’estate, nelle belle giornate si può pranzare sul deck esterno, a due passi dal mare, ma a noi  è piaciuto stare dentro, proprio per la sensazione di calore che ci dava.

10. Fare il bagno caldo

Che sia la Blue Lagoon, poco fuori Keflavik, dove c’è l’Aeroporto Internazionale o la Mývatn Nature Baths, a un oretta e mezza da Akureyri, è una tappa d’obbligo in Islanda fare un bagno alle terme naturali. Vista l’intensa attività geotermica, l’isola è costellata di fiumi bollenti, grotte, laghi all’interno di vulcani dove poter fare un bagno in pieno relax. Noi con due bimbi piccoli e il vento gelido di aprile abbiamo preferito una piscina termale per la comodità dei servizi.

I bagni termali di Myvatn sono meno trafficati, ci sono meno turisti perché qui non ci arrivano quelli che soggiornano a Reykjavík, è lontano da tutto, anche da Akureyri. Per questo li ho trovati più autentici. Temperatura esterna: 6 gradi, il vento era pazzesco, 100 km orari è a dir poco. Temperatura percepita: -400 gradi!!! Giuro che ricordo ancora adesso il gelo provato (dopo aver fatto la doccia obbligatoria) nel tragitto dagli spogliatoi  alla vasca esterna..

Luca era al coperto, al bar col papà a finire la merenda,  io e Andrea come due matti,  urlando e lanciando in aria gli accappatoi per metterci il meno possibile,  ci siamo tuffati  nell’ acqua bollente nello stupore e sdegno generale. Del resto è un luogo di silenzio e relax, poi arrivano i soliti italiani medi che fanno rumore.. ma col vento che c’era, bagnati per giunta, era davvero impossibile non urlare per il freddo! Poi il senso di pace ci ha avvolti e mi sono fatta un bagno super rilassante con mio figlio, al tramonto, con vista sulla vallata e sul vulcano, con tutta la lava intorno. Me-ra-vi-glio-so.

11. On the road

Ecco, questo undicesimo punto in realtà è il primo. Non puoi andare in Islanda se non ti piace fare un viaggio on the road. Sì, perché è vero che sono pazzesche le attrazioni turistiche, le cascate, i vulcani, i geysir e tutto il resto, ma è proprio nel viaggio tra una tappa e l’altra che scopri che l’ Islanda è bella tutta, che ti incanta appena giri l’angolo, che cambia completamente appena scollini, se c’è il sole è stupenda, ma se è nuvoloso o tira il vento o piove, diventa ancora più suggestiva. E’ uno di quei posti dove devi fermarti a bordo strada ogni minuto perché hai l’urgenza di fare una foto, ma nessuna foto può rendere quello che vedi. Ti si imprime dentro, nell’anima, e quando torni senti il mal d’Islanda, una nostalgia che non passa, non vuoi che passi, perché ami sentire parlare ancora di questo posto, perché lo vuoi raccontare, vuoi mostrare le foto a chiunque. Nessuno però può capire se non ci è stato. Nessuno può avere il cuore così gonfio di emozioni se non ha vissuto un po’ di Islanda..