Masada, Israele.

A Masada, patrimonio dell’UNESCO, oggi rimangono solo i resti di una fortezza antica sbalorditiva, nel deserto giudeo, a 400 metri di altezza sul Mar Morto,  di fronte al punto più basso della terra.

masada

foto di google

Masada è l’ultimo avamposto di una comunità ebraica che vi si insediò nel primo secolo d.C, dopo la caduta di Gerusalemme, non ancora disposta a rassegnarsi. Dopo un lungo assedio durato anni, nel 74 d.C. i Romani riuscirono alla fine a costruire una imponente rampa che colmava i 133 metri di dislivello tra il campo romano e la fortezza e che consentì alle torri di assedio di arrivare sotto le mura per distruggerle. Quello che trovarono i romani fu un ecatombe. Un suicidio di massa. 960 persone, tutti, tranne due donne e cinque bambini, che si nascosero nelle cisterne e più tardi raccontarono le loro storie, presero la decisione di suicidarsi piuttosto che cadere nelle mani dei conquistatori e vivere come schiavi.
Quello che rimane incontrastato, è il silenzio. Oggi come allora.
Vedere il sole sorgere da quassù, con solo il vento a vibrare nelle orecchie, è meraviglia e sgomento.

masada

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La Fortezza di Masada si trova a due ore di auto da Gerusalemme, via Arad, a 3 ore circa da Eilat, sul Mar Rosso, dove siamo arrivati noi, con un low cost della Ryan Air a 10€ a tratta a persona. La fortezza si può raggiungere comodamente con una funivia dal Mar Morto o attraverso il sentiero del serpente, a est, oppure passando dalla cittadina di Arad e salendo dal lato ovest, lungo la rampa che costruirono i Romani, più semplice e anche meno turistica.

Poi se volete vivere davvero il deserto, se volete conquistarvi la vetta all’alba, nel silenzio del mattino, senza fare alcun chilometro di strada asfaltata, l’unica possibilità è dormire nel campeggio ai piedi dello sperone roccioso: in tenda privata, in tenda noleggiata (nostra opzione per esigenze di bagagli) o in tenda beduina, tutti assieme appassionatamente fino a 50 persone, che però non fa per me..

La nostra Masada

Scambiata qualche mail con l’Ente Parco che gestisce il Campground di Masada West, ci accordiamo per avere una tenda familiare con 4 materassini a noleggio, noi avremmo solo portato i sacchi a pelo. Tutto a posto, non serve la prenotazione nei giorni feriali, poi è inverno, non c’è quasi nessuno.. basta presentarsi e il gioco è fatto, ci dicono.

Invece arriviamo col buio pesto delle sei di sera, stanchi per la levataccia delle 3 per la partenza, dopo una lunga strada a tornanti nel deserto e ci dicono che è tutto pieno. Come tutto pieno?? Pieno di chi? Una scolaresca, 200 ragazzi hanno assediato il campeggio in gita scolastica e sembra non esserci più una tenda. La conversazione è difficile in un inglese scarsissimo e a gesti ci si capisce poco.

La nostra mail dell’Ente parco però parla chiaro e un posto ce lo devono trovare. Attendiamo mezzora, al freddo, sconsolati e stanchi. Non abbiamo voglia di rinunciare al desiderio di dormire in tenda, proprio lì. Ma poi arriva il capo e un posto ce lo trova, e per non essere disturbati dalla marea di giovani in gita, ci piazzano in mezzo al nulla, in fondo, ma così in fondo che praticamente siamo abbandonati nel nero della notte.  Avevamo letto di lupi avvistati tempo fa in questo campground.. e qui così isolati un pò temo.. Credo che in bagno non andrò da sola nella notte, nel caso, resisto… e se i bambini dovessero aver bisogno… si va tutti assieme..

In pochi minuti ci portano la corrente elettrica, ci montano la tenda (bucata a terra dall’usura) e con in cima solo la zanzariera perché tanto nel deserto non piove, giusto? La zanzariera è più che sufficiente per proteggerci dagli scorpioni. Il buco a terra lo tappiamo con un giubbotto arrotolato.

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Conosciamo Avi, che sta preparando la cena per i 200 ospiti e ci chiede se vogliamo farne parte, ovviamente siamo i benvenuti a gratis.. carne e verdure di ogni tipo. Come rifiutare un’ occasione così? E poi la nostra alternativa era riso liofilizzato.. Mica c’è un supermercato qui.. Così ceniamo tipico con le persone del posto, facciamo amicizia con i professori in gita e i nostri bimbi socializzano coi ragazzi israeliani. Esattamente come piace a noi. Fantastico. Siamo pure invitati come amici di famiglia a vedere lo spettacolo dopo cena: la proiezione sulla montagna, immmensa, superlativa, che racconta la storia della presa di Masada. La vedremo domattina, ma è bello iniziare da questa suggestione. Non capiamo nulla della storia raccontata in ebraico, ma le musiche, le luci ed effetti sulla fortezza sono spettacolari.

Al ritorno, i prof ci invitano ad un falò, insistono, ma noi siamo stanchi, vogliamo solo tuffarci nel sacco a pelo.

Inizia a salire il vento, la tenda non è picchettata e continua a venirmi in faccia perché si piega con l’aria. Cambio posizioni mille volte, mi sembra di sentire mille rumori strani. Quando mi giro, vedo Fabio completamente coperto, avvolto, dalla tenda piegata.. rido.. ma non si può dormire così.. Decidiamo così di legare la tenda con delle corde (che Fabio ha sempre dietro) a dei massi, che però, nel buio della notte vanno fatti rotolare prima di essere sollevati, per evitare di farsi beccare da uno scorpione..

Vento, scorpioni, buio, beh.. già che sono sveglia e sono le due di notte, approfitto e vado in bagno, mi faccio coraggio, tanto saranno 300 metri.. tanto.. mi accompagna una volpe, fin quasi dentro al bagno e anche al ritorno. Ecco di chi era quella zampa che avevo afferrato poco prima! Qualcosa era salito sulla tenda e mi aveva colpito la faccia.. così ho afferrato da dentro la tenda una zampa (per sbaglio) e ho sentito uno strano verso..

Forse dormiamo mezzora.. perché poi la pioggia ci sveglia. Cade esattamente sui miei figli, nel centro della tenda. Uno dorme, l’altro seduto mi dice: ma mi piove in faccia? Possibile? Siamo nel deserto! E via che si arrotola tutto, in fretta e furia perché piove dentro e se piove nel deserto non si scherza perché vengono giù fiumi di fango. L’unica scappatoia è la macchina, una piccolissima utilitaria noleggiata, che non porta tutti i bagagli buttati dentro alla rinfusa.. così dormiamo due succulente ore, tra una valigia e un sacco a pelo bagnato tra le gambe. Con il segno della cintura di sicurezza sulla fronte, alle 5 vado in bagno, senza volpe stavolta. (l’avrò sognata?)

5.30 è ancora buio ma è ora della salita a Masada, altrimenti perdiamo l’alba. Mezzora e siamo su. E quello che vediamo da quassù è indescrivibile. Lascio a voi la ricerca e approfondimento sui resti da visitare.. Calcolate almeno due ore per la visita.

Poi la discesa è velocissima, siamo a digiuno e la colazione, di nuovo gentilmente offerta da Avi ci attende. Anche il Mar Morto, che è la prossima tappa.

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Forse se non avessimo passato una notte così tragicamente comica in tenda, se non avessimo avuto tutti gli inconvenienti possibili, non ci saremmo goduti allo stesso modo quella salita. O forse è semplicemente stupenda, in ogni caso.

Arrivare con la luce rosa del mattino, sentire il profumo di terra bagnata sotto ai piedi, annusare il vento e aspettare che il sole salisse sopra alle nuvole che portavano via la pioggia, seduti tutti e quattro su un muro vecchio 2000 anni, guardando il Mar Morto sgranocchiando pistacchi, senza fretta, anzi sonnecchiando un pò, mi ha rigenerato. Fotografie di attimi che custodisco.

Perchè non importa quanto stanco sei, se sei felice.

Ci vediamo sul Mar Morto! (coming soon)

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