Abbiamo iniziato a raccontarvi la nostra avventura cubana da L’Avana, imperdibile. Per chi l’avesse persa può leggerla qui:  L’Avana . Dopo 4 giorni nella capitale, abbiamo condiviso un taxi particular anni ’50, color verde acqua scintillante, con altri 3 spagnoli conosciuti in macchina e schiacciati come sardine, con 2 bambini in braccio, siamo partiti (in 8!) alla volta della zona rurale di Vinales, 3 ore di viaggio senza soste.

taxi particular

Da non perdere a Vinales

1) Una giornata a cavallo per le piantagioni, belvedere e grotte.

2) Partecipare alle feste del sabato sera in paese

3) Mangiare l’aragosta in spiaggia con le mani

4) Vivere a stretto contatto con una famiglia

Arrivare nella provincia di Pinar del Rio significa aver percorso un tratto di autostrada che non è propriamente come la si immagina, è percorsa da carri e carretti di ogni tipo, biciclette, gruppi di persone a piedi che aspettano sotto l’ombra dei ponti un passaggio qualunque, anche nei cassoni dei camion. Appena lasciata l’autostrada in direzione Vinales si fa un salto indietro nel tempo. I campesinos (contadini) girano a cavallo, i buoi trascinano ancora gli aratri e si nota subito una vita basata su cose semplici, che ruota intorno ai ritmi dettati dall’agricoltura. E’ la terra del sigaro più famoso al mondo, del caffè e del rum.

La valle di Vinales è stata dichiarata Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO nel 1999, la riconosci subito per la terra incredibilmente rossa e per i mogotes, “panettoni” di roccia calcarea che emergono solitari nella vallata pianeggiante con piante di bambù giganti e palme altissime. La cittadina di Vinales è tipicamente agreste, una via principale fatta di case basse e colorate con molti localini e nonostante il flusso di turisti riesce a rimanere autentica, a nostro avviso, appena dietro alla via principale.
Abbiamo soggiornato 3 notti a Vinales, il minimo per riuscire a percepirne la sua essenza. È stato bellissimo perdersi a cavallo nelle piantagioni di caffè e tabacco, conoscere i contadini del posto, i raccoglitori, imparare a riconoscere la differenza tra i vari tipi di sigari e prendersi tutto il tempo, senza fretta per scoprire una vallata incredibile.

1) Una giornata a cavallo per le piantagioni, il belvedere e le grotte.

La mia smania di organizzare tutto nel minimo dettaglio l’ho lasciata perdere in questo viaggio, soprattutto a Vinales, perché dopo 4 giorni all’ Avana avevamo iniziato a capire che era inutile avere fretta.
Ci siamo fatti guidare dalla padrona della casa particular che ci ospitava. Ci ha solo chiesto quanti cavalli ci servissero. Tre, uno a testa, tranne il 5enne che andava col papà. Il maggiore di 7 anni poteva provare ad andare da solo, tanto sarebbe stato un giro turistico.. immaginavamo 2 orette tra passeggiata a cavallo e soste.
Invece no.
Siamo partiti subito con una visita ad una piantagione di tabacco, ricca e dettagliata di spiegazioni. Ma mai potevamo immaginare di iniziare la giornata con una degustazione di sigari e mojito annesso, alle 10.30 del mattino..

mojito

E’ stata la distesa infinitamente verde a colpirmi di più, con i tetti di foglie di palma dei capanni per l’essicazione delle foglie, che spuntavano qua e là, e sentire che il profumo dei sigari non mi dava fastidio, ma anzi era perfetto sotto un pergolato di legno, con un dondolo sempre presente. Questi coltivatori, dalla pelle arsa dal sole, con abili mani sanno arrotolare le foglie per farne i sigari migliori al mondo.

Le donne, infilano una a una le foglie migliori come fossero perle, per appenderle ed essiccarle nella casa del tabacco, ad altezze diverse in base al tipo di foglia o essiccatura. Ogni foglia è privata della nervatura centrale, ha una sua funzione e posizione all’interno del sigaro, insomma ognuno di questi è un piccolo pezzo d’arte. Così come l’aroma o il fatto di intingerlo nel miele prima di fumarlo o anche saperlo accendere facendo girare il sigaro nel modo giusto. Provare un sigaro qui è doveroso, anche per chi come me, non ama il genere, perché ti immerge completamente nella loro cultura.

Abbiamo visitato anche una finca di caffè, assaggiato il miele di api che fanno i nidi sottoterra, bevuto un immancabile caffè, che a Cuba è sempre buonissimo,  e un rum al miele molto dolce (e forte) non più commercializzato in Europa e dopo il mojito di prima siamo già a due,  e sono le 11 del mattino..
Inizialmente questo tour guidato per prodotti locali mi ha leggermente irritato, perché mi sembrava fosse fatto solo per vendere i loro prodotti , che fosse un pacco di sigari o un sacchetto di caffè o una bottiglia di rum.
Poi, come sempre in questo viaggio, abbiamo capito che la prima impressione non è quella che conta. Sedimentando le sensazioni e conoscendo meglio la popolazione locale capisci che dietro la  necessità di vendere, in realtà c’è anche un forte orgoglio per i frutti della loro terra.

La passeggiata a cavallo inizia qui, prima abbiamo fatto solo dei brevi tragitti per prendere confidenza col mezzo.. La passeggiata inizia e cominicia a piovere. Chiaramente con 2 bambini alla loro prima vera esperienza a cavallo, avremmo dovuto aspettare a partire, sotto il tetto di una capanna. Noi no. 4 k-way e siamo prontissimi, anzi è più divertente. Il rumore della pioggia, il caldo afoso che si smorza è piacevole, i bambini si divertono.

La terra è diventata fango, si formano dei piccoli fiumiciattoli da guadare, i cavalli sembravano scivolare in salita, e che salita per arrivare al belvedere! Infatti il cavallo con su Fabio e Luca si impenna e io muoio di terrore, penso che sono un’irresponsabile ad essere lì sotto la pioggia, in mezzo al niente con due bambini, uno che sta per cadere da cavallo e l’altro che cadrà a momenti, ne sono sicura.. la nostra guida ci rassicura, andrà tutto bene, anzi ride. Sarà che è abituato, ma a me quella salita tra rocce e fango, con questi cavalli che arrancano e scivolano mica mi convince..

Eppure arriviamo, VIVI, in cima, piove ancora e sotto una tettoia improvvisata si apre una vista impareggiabile. Mogotes, palme e terra rossa sotto una luce argentea che solo una pioggia in corso avrebbe potuto darci. Ci propongono un mojito, il terzo, ma magari è meglio anche berne un quarto, visto che poi dovremo scendere da lì. La nostra guida mi sorride, forse ha capito che bevo per non pensare alla discesa che mi aspetta.. infatti, mi sembra quasi in piano al ritorno. Incredibile l’effetto del rum di mattina..

Poi visitiamo grotte, laghi, pianure nel silenzio rotto solo da qualche gallo che canta. La nostra guida ci parla di lui, della sua famiglia, della vita a Cuba, del fatto che sogna un viaggio fuori da lì, ma che non può perché non gli basterebbe una vita per comprarsi un biglietto aereo e poi comunque non otterrebbe un visto, che fanno fatica perché hanno poco ma sono felici così. Alla fine le ore passano, è pomeriggio e non ci siamo accorti di quanto il tempo sia volato, 5 ore a cavallo, solo noi 4 e il nostro amico. Bellissimo.

2) Partecipare alle feste del sabato sera in paese

A Vinales, ogni sabato sera, in paese, lungo la strada principale, c’è la fiesta. Quindi se possibile, passate da Vinales nel weekend. Noi abbiamo sempre cenato nella casa che ci ospitava, ma forse il sabato avremmo potuto cenare in centro, ad uno dei tanti baracchini che proponevano cibi fatti sul momento, pollo e maiale alla brace, senza grande fantasia, ma bello per il clima festaiolo che si respira. Locali aperti su strada e bancarelle per i turisti. Ci siamo imbattuti in un gruppo di musicisti straordinari che cantavano, suonavano e ballavano in 5 perfettamente coordinati. Musica nel sangue, non c’è che dire. Abbiamo chiacchierato come sempre con qualche locale, i bambini hanno ballato con tanti sconosciuti e noi ci siamo bevuti l’ennesimo mojito. Del resto a Cuba non puoi bere altro.

3) Mangiare l’aragosta in spiaggia con le mani

Cayo Jutias, la più bella delle spiagge viste a Cuba. In tanti ci hanno chiesto quale fosse la spiaggia migliore. Ci siamo documentati molto prima di partire, sapevamo che questa sarebbe stata la nostra spiaggia, ma non ci aspettavamo di innamorarci così di un luogo.

Premesso: come tutte le cose belle, anche questa, ce la siamo sudata.

Intanto arrivarci sembra semplice, perché sembrerebbe vicina a Vinales, sono 60 km, ma si fanno in 2 ore,  tra buche e interruzioni varie. Abbiamo preso un  taxi “compardido” con due ragazzi svizzeri che stavano davanti con l’autista e noi, questa volta, credevamo di aver toccato la luna viaggiando “solo” noi 4 dietro, stretti, ma senza aver i figli tutto il tempo sulle gambe. Anche se poi al ritorno, stanchi dalla giornata, ci si sono spalmati addosso per dormire, noncuranti del caldo afoso..

Arriviamo e c’è poca gente, il mare è cristallino, ci sono palme ovunque, c’è anche una capanna che fa servizio bar e una per le attività in acqua. Qualche ombrellone in paglia e lettini in affitto a 2 euro l’uno tutto il giorno. Altrimenti vegetazione a volontà, per stendersi all’ombra. (occhio ai mosquitos però)

Ovviamente a noi non basta. Dobbiamo sempre complicarci la vita. Dobbiamo esplorare, camminare per vedere cosa c’è dietro l’angolo. E sulla sinistra, guardando il mare, si trova una distesa di mangrovie secche che rendono questa spiaggia bellissima anche molto particolare. Sabbia bianca accecante e rami grigi levigati dal mare. Acqua calda e chiara come illuminata da sotto. Incontriamo un ragazzo del posto che ci dice che 15 minuti più avanti possiamo mangiare l’aragosta alla brace, dove c’è la spiaggia delle stelle marine. Come fare a resistere ad un offerta così?

Chiaramente se ci vuole così poco perché non provare? Però non avevamo valutato che i 15 minuti cubani, non sono i 15 minuti italiani.. Si passeggia bene, fa caldo ma ci si può tuffare.. peccato che l’acqua da bere e i cappelli per i bambini li abbiamo lasciati all’arrivo, vicino al bar, perché tanto un metro tira l’altro e siamo già a metà strada tra il “ristorante di aragoste” e il bar dell’arrivo ed è inutile tornare. Il piccolo chiaramente ha sete, ma noi non molliamo, velocizziamo il passo, bagnamo le teste, le copriamo con le magliette, come dei piccoli Robinson Crusoe e camminiamo sotto il sole del mezzogiorno dei Caraibi, senza acqua, tra le mangrovie. Siamo dei pazzi, perché in realtà i 15 min forse loro li fanno volando.. noi ci mettiamo il doppio e crediamo di non arrivare mai, forse abbiamo sbagliato strada.. invece no, ogni tot c’è una vedetta che dice di proseguire ancora 3 minuti..

Finalmente arriviamo, la brace c’è, le aragoste pure (le ultime tre) ma ovviamente il ristorante, lo potevamo immaginare, non esiste. Il posto a sedere lo scegli sotto la tua palma preferita, l’aragosta arriva a domicilio. L’acqua? Niente. Solo cocchi..  e allora beviamo acqua di cocco, calda per giunta.

Ma che sogno! Solo noi e le stelle marine. All’ombra di un pino e di una palma che convivono in acqua, a fare il bagno nel cristallo liquido, a mangiare l’aragosta con le mani, la più buona di tutte provate durante la vacanza,  semplice, come questo posto, fatto solo di sabbia bianchissima e mare indescrivibile.

Il ritorno, tra i paguri che ti camminano veloci davanti ai piedi, è più sereno, perché ci portiamo dietro un cocco da bere per il tragitto e perché siamo felici di aver visto un posto così.

Dulcis in fundo: una tappa al bar prima di ripartire per bere qualcosa di fresco e ritrovarsi a ballare con la gente del posto, che tra una partita a domino e una birra, coinvolge noi e i nostri figli in balli e canti. Noi decliniamo l’invito, ma i bambini si divertono come matti, mentre noi ci beviamo un mojito buonissimo e mangiamo della frutta fresca tropicale.

Perché ci è piaciuta più di tutte questa spiaggia? Ovviamente è splendida, ma ci è rimasta dentro per la sua aria autentica, perché i turisti sono pochi e quell’ isolotto è ancora dei cubani, perché non possiamo dimenticare quel signore che ha preso in braccio i nostri figli facendoli ballare, passandogli il suo berretto e la sua collana, divertendosi realmente con loro, con quella musica così serena, con quel mare davanti, tutto talmente bello da sembrare finto.

4) Vivere a stretto contatto con una famiglia di Vinales

E poi c’è lei, Mari. Non una semplice padrona di casa, ma un’amica.

Le case particular, a Vinales, spuntano come funghi. E’ una cittadina che vive di agricoltura e allevamento, ma da qualche tempo anche di turismo, per cui le famiglie si sono attrezzate, e appena dietro alla via principale, tantissime case colorate, tirate a lucido, ospitano i viaggiatori.

Noi siamo andati a caso, abbiamo prenotato su booking la casa particular e  puntuale Mari ci ha sempre risposto. Una volta là siamo stati accolti da una famiglia composta da marito e moglie, una nonna giovane e una bambina bionda, boccolosa, bellissima che pareva Shirley Temple.

Casa impeccabile la loro, e una depandance con patio e dondoli per gli ospiti,  scintillante e adornata di fiori freschi.

Sorrisi e ospitalità cubana, subito. Il tempo di appoggiare i 4 zaini in stanza e ci aspettavano 4 succhi di frutta freschi di mango, del campo dietro casa, con aggiunta di acqua microfiltrata per i turisti, che si sa, potrebbero aver timore a bere l’acqua del rubinetto. Sono piccole attenzioni che contano.

Abbiamo sempre fatto colazione e cenato in casa da loro, inutile dire che le porzioni erano immense, ma la qualità e l’attenzione della materia prima, ci hanno stupito, come la cura nella presentazione,  per cercare di migliorare quel poco che hanno, perché alla fine o è pollo o è maiale o è pesce alla griglia, o poco di più, ovunque a Cuba.  Le verdure o la frutta sono sempre quelle: cetrioli, cavolo e cipolla, mango, ananas, papaia e platano.

Raramente abbiamo visto altro. Ovviamente riso e fagioli non mancano mai, e sono sempre buonissimi. Ma Mari si scusava che non poteva offrirci altro, era davvero dispiaciuta che  non aveva trovato altro da comprare, ma per noi era anche troppo!

I nostri figli in pochi minuti si sono ambientati e correvano in giro per casa con la piccola Isabella e dopo mezz’ora erano in strada a giocare con i vicini di casa. Non posso dimenticare quella luce al tramonto, senza preoccuparsi di dire attenti alle macchine, se mai, occhio al cavallo che passa,  e tutti i bambini del quartiere a giocare coi nostri, parlando in uno spagnolo inventato, aggiungendo sempre una ‘s’ finale. La frase più ripetuta, che è diventata una fissa per Luca, il 5 enne, è stata “quanti agnos hai?” anche a chi incontrava per strada, agli autisti, ai commessi, agli animali. Andrea invece dava lezioni di ping pong. Perfettamente integrati nella comunità.

La cosa che ricordiamo con più affetto di questi giorni a Cuba, sono le persone. Due soprattutto, una conosciuta a Trinidad e una qui a Vinales.

Mari, lei che passava in giardino e chiedeva se avevo qualcosa da lavare, lei che mi faceva trovare piegate sul letto, le cose che avevo steso, lei che passava le serate in piedi e noi seduti sul dondolo, perché era sempre indaffarata e non aveva tempo di sedersi, nonostante la nostra insistenza,  e tanto dovevano essere sempre solo due parole invece si faceva notte fonda, lei sempre in piedi e noi sempre sul dondolo a chiacchierare, a raccontarci la sua vita. Lei, Mari che ha qualche anno meno di me e ha conosciuto la corrente elettrica da adulta, che ha passato gli uragani dentro a un bohio (capanna alta un metro e mezzo di paglia, rotonda, che resiste per forma al vento) e che ha visto portarsi via la casa, distrutta in poco tempo. Lei, che con quel racconto dell’uragano e del silenzio irreale che si genera quando sei dentro all’occhio del ciclone, prima che riparta l’inferno, non mi ha fatto dormire una notte.

Quando senti e conosci da vicino i perché, le problematiche di un popolo che subisce l’embargo da così tanti anni, che non ha la possibilità di uscire dal proprio paese, che lo stipendio di un medico o di un ingegnere è di 30euro al mese di media, quando senti che non possono mangiare il manzo perché è solo per turisti, e per loro è buonissimo perché è un sogno (per loro è consentito solo pollo o maiale), quando senti che un viaggio di nozze di una famiglia che sta bene è fatto al cayo a 50 km da casa e la gioia più grande è costruirsi una piccola casa in cemento, anche di una stanza sola ma che non possa volare via col vento, capisci quanto hai e di quanto potresti fare a meno per vivere ugualmente bene.

Mari ci ha regalato il suo tempo, uno spaccato di vita cubana vera, senza sofferenza o lamento, solo racconto. Forse, come lei, questa gente non sa bene quanto non può avere, o forse lo sa e ha capito tutto.

(continua)

Cuba, non vacanze ma emozioni. L’Avana.